
Benvenuto Ignoto
Ass. culturale Arcobaleno, Circolo ARCI
Roma 2026
Mostra personale
Dal testo Animali del Sogno di James Hillman
Tecnica mista su legno

Pannello esplicativo all'interno della mostra
“Come la volpe nella foresta non è mia soltanto perché l’ho vista io, così la volpe nel sogno non è mia solo perché sono io a sognarla”. Queste parole, scritte dal saggista e fondatore della psicologia archetipica James Hillman nel suo Animali del Sogno, riassumono in gran parte il contenuto della mostra in quanto, secondo l’autore, “I nostri sogni recuperano ciò che il mondo dimentica. Il politeismo pagano ormai dimenticato si propaga in forme animali”.
Nel sogno il significato di ogni essere muta incessantemente, al di là delle nostre idee, definizioni, aspettative. Una volpe non rappresenta solo l’astuzia. Una tigre, un barbagianni, un topo non “trasportano” sempre i significati che abbiamo caricato loro sul dorso, tantomeno se ne stanno lì a esprimere le caratteristiche che generalmente gli affibbiamo da svegli. I loro messaggi variano di situazione in situazione e di cultura in cultura, essendo essi manifestazioni dell’esistenza che ha infiniti volti e si trasforma di continuo.
Hillman ci ricorda che gli animali nel sogno ci offrono una più ampia prospettiva. “È come se dicessero: guardateci con rispetto – e con ri-spetto vuol dire ‘guarda di nuovo’ ” (…). Un suggerimento che ribalta completamente il significato che di frequente tendiamo a dare alle nostre esperienze. Da osservatori e creatori di immagini in quel “guardare di nuovo” ci accorgiamo di essere anche osservati, diventando consapevoli che la creatività non nasce dalla nostra fantasia, bensì dal fare esperienza di tutto ciò che esiste che è già di per sé creativo. O per dirlo come Hillman “L’immaginazione umana non è il creatore, non crea; vede il creativo, creativamente (…)”.
In tale ottica accettare il mistero che ogni forma di vita porta con sé equivale a recuperare la libertà di guardare ciò che si manifesta in tutti i nostri sogni, di qualunque genere essi siano, con curiosità e meraviglia anziché con giudizio, costrizione e sensi di colpa. Tenendo a mente che “Per la psicologia arcaica delle culture di tutto il mondo il divino è in parte animale, e l’animale è in parte divino”. Ovvero non del tutto decifrabile, non completamente accessibile, non statico, libero.
In Animali del Sogno James Hillman ci parla di gabbie interiori come il risultato di una distorta visione dell’animale che sogniamo, che è in realtà un essere a sé stante, indipendente, spesso non visto per quello che è poiché velato dalle nostre interpretazioni soggettive. Di fatto ogni creatura esistente ha mille sfaccettature, brilla di luce propria, vive in tanti modi, ci osserva anche. Nel sogno accade lo stesso.
“La psicologia si è rifiutata di riconoscere che il regno animale è, prima di tutto, un’”ostensione” estetica, una fantasia in mostra di colori e canzoni, di modi di incedere e di fughe – una manifestazione estetica che è una forza primordiale e “istintiva”, inscritta nel plasma”. Nel nostro plasma. Grazie al quale vi è in noi la facoltà di vedere il mondo in modo simbolico e riconnetterci con esso attraverso le esperienze dirette.
“Ma gli animali, perché vengono a noi? Se non sono una parte di noi, impulsi parziali soggettivi, rappresentazioni simboliche di stili stereotipici, ma presenze, daimones – che cosa vogliono quando abitano i nostri sogni? (…)”
La sequenza di illustrazioni non vuole di certo offrire una risposta a simili domande, piuttosto raccontare, in chiave ludica e personale, il non conosciuto che ogni manifestazione porta con sé. Quel non conosciuto che ci dà la possibilità di accogliere le immagini che emergono dai nostri sogni e dal nostro vissuto quotidiano, lasciando da parte i significati aggiunti che le offuscano. I significati che spesso utilizziamo per proteggerci, quelli che ci sottraggono energia, che ci vengono impartiti e che imponiamo, che crediamo essere l’unica realtà, che ci illudono di poter conoscere ogni cosa nella sua interezza e tenere tutto sotto controllo.
Poi, ai significati che ci permettono ancora di vivere la forza primordiale del gioco e del canto un po’ di spazio conviene sempre lasciarlo.
James Hillman, Animali del Sogno,(traduzione di Alessandro Serra e David Verzoni; Raffaello Cortina Editore, Milano 1991).
















