
San Francesco, ore 15:00
Infinite Arts presso Stamperia del Tevere
Roma 2006
Tecnica mista su cartone riciclato

Esistono figure fluide in ogni cultura e in ogni epoca. Sono gli individui che scelgono di non fare distinzioni tra la natura dentro e la natura fuori.
Riguardo alla storia di Francesco d’Assisi non si può esser certi della veridicità di ciascun evento, ma gli elementi principali che caratterizzano il suo personaggio continuano a vivere nell’immaginario collettivo.
Metaforicamente, o per davvero, Francesco dialoga con i lupi e predica agli uccelli. Durante i suoi faticosi spostamenti trova il tempo di osservare la vita; vuole costruire le cose a mani nude e creare ponti tra le culture. Evoca quindi una sensazione di libertà, data dal suo entusiasmo nel compiere ciò che inevitabilmente richiede sforzo.
Che piaccia o meno Francesco non nasce santo. Ma decide di denudarsi, liberandosi dalle imposizioni sociali dell’epoca. Sceglie di vivere nella natura rinunciando a ciò che è superfluo, lasciando da parte fumose congetture. Si allontana da un sistema di cui non condivide i valori, poi tenta di trasformarlo da dentro. A seguirlo sono gli amici e le amiche.
Francesco tenta di condividere le proprie esperienze; celebra l’esistenza con parole che rende accessibili a tutti. Scrive. E crea il testo poetico più antico della letteratura italiana di cui si conosce l’autore, in cui le creature organiche e inorganiche sono chiamate da lui fratelli e sorelle. Si muta in giullare; canta una lode per ogni elemento naturale e considera non nemica anche la morte. Si narra che poco prima della sua dipartita abbia chiesto di essere trasportato all’aperto, forse per morire sulla terra nuda come animale dei boschi. Procede a piedi, camminando, cocciuto e strano, ma aperto al cambiamento; sostenuto dalla semplicità e dalla possibilità di condurre una vita intimamente vicina a tutti gli esseri. Sempre distante da vaghe teorie che separano la ricerca del significato dell’esistenza dalle scelte del vivere quotidiano.

